Le conseguenze sui consumi dovuti dell’emergenza coronavirus ed al lungo lockdown per contenere il contagio non ha risparmiato neanche il settore dei vini, amari e liquori. Secondo una ricerca di Federvini e Tradelab, si stima una chiusura di anno con una flessione del 29% rispetto ai consumi del 2019 e del 33% per i consumi fuori casa del food&beverage. La situazione del comparto spiriti è ancora più negativa. Si ipotizza una chiusura del 2020 in calo del 34%. L’impatto maggiore si registra nel contesto dei locali serali e notturni, nei quali si concentra la gran parte delle vendite, con discoteche e bar serali che realizzano il 33% dei consumi totali. Quest’anno si prevede un crollo del 63% per le discoteche e del 31% per i bar serali. L’andamento del settore spiriti è simile a quello registrato per i vini, seppur con maggior flessione: un picco negativo del -97% in pieno lock-down e una risalita lenta che culmina a fine 2020 con una stima di contrazione tra il 15% e il 20%. ”Il settore dei vini e degli spiriti è fortemente provato – ha dichiarato Sandro Boscaini, Presidente di Federvini – L’horeca rappresenta il principale canale di vendita in particolare dei prodotti di fascia più alta e il blocco dei flussi turistici ha ulteriormente aggravato lo scenario. Le aziende hanno bisogno di un forte supporto da parte dello Stato in termini di sburocratizzazione e di rilancio. Inoltre, sono indispensabili azioni mirate a sostenere il settore attraverso una campagna di promozione in grande stile, dedicata alle nostre eccellenze che sono trainanti perl’export agro-alimentare, in modo da presidiare la distribuzione all’estero faticosamente acquisita negli anni ed incentivare una capillare presenza italiana nel mondo. Il nostro comparto sta andando verso un progressivo assottigliamento di tutti gli incrementi di vendita all’estero, registrati negli ultimi cinque anni”. Per quanto concerne il comparto della ristorazione, tra i più attivi tradizionalmente nell’erogazione del prodotto vino nel mercato dei consumi fuori casi, si ipotizzano performance migliori rispetto ad altri canali, soprattutto per i ristoranti di fascia medio alta, che contribuiscono per il 40% al valore totale del venduto con un impatto previsionale del -26%. I ristoranti di fascia alta, generalmente frequentati per la cena, stanno reagendo meglio (-25%) rispetto a quelli di fasce inferiori, abitualmente dedicati al pranzo (-30%) e penalizzati dalla diffusione dello smart working, specialmente nelle grandi città. Altro punto dolente riguarda la drastica riduzione del turismo proveniente dall’estero, in questo caso l’impatto sui consumi è pari a una flessione del 63%. Secondo la ricerca la variazione delle vendite del vino nel 2020 può essere rappresentata con un andamento a “V”: ad aprile si è registrato il picco negativo (-90%) con una inversione di tendenza da giugno, per chiudere a dicembre a-6%. ”Gli impatti sul settore sono molto rilevanti” – conclude Boscaini – ”Le imprese sono già in difficoltà per la carenza generale di liquidità, per la pesantezza degli stock e vanno supportate con azioni puntuali ed energiche: la detassazione degli utili realizzati grazie all’export potrebbe ridare un po’ di ossigeno e al circolante e agli investimenti”.




