Un tuffo nel vino

tuffatore

Ricordo quando il vecchio Duccio Guidotti, uno degli ultimi allievi della Scuola Libera del Nudo di Mario Sironi, mi spiegava come la tecnica dell’affresco poneva il pittore nella condizione di un tuffatore che ha a disposizione pochi secondi per fare le sue figure prima di cadere in acqua. Duccio usò una metafora che tempo dopo vidi rappresentata in un dipinto del 470 a.C.

tuffatoreIl notissimo Tuffatore di Paestum, l’antica Poseidonia, è il dipinto del coperchio di una tomba a scatola con le pareti interne decorate da un banchetto di allegri giovanotti che suonano, giocano e amoreggiano, soprattutto bevono vino. Il consesso di commensali sdraiati sul Kline ha fatto ipotizzare una certa relazione tra libagione e tuffo tanto da far pensare che il salto nel vuoto possa simboleggiare il “trasumanare” del defunto che supera i limiti dell’umano lanciandosi nel delirio erotico del vino. Questa lettura renderebbe coerente la decorazione della tomba di Paestum e fornirebbe al contempo la testimonianza del valore che gli antichi davano al vino. Bevanda sacra, nonché Pharmakon, il vino cura e uccide, donato da Dioniso ai mortali è capace di curare gli affanni, tant’è che ancor oggi si beve per dimenticare, ma trasporta in un dimensione sovrarazionale di coscienza in cui si può esperire il divino, l’estasi dionisiaca. Rapimento e confusione nel confine tra vita e morte è la conquista di una condizione superumana che è propria del superamento del confine della vita. Dopotutto la cultura greca ci ha abituato a questi salti e volteggi del corpo umano di menadi e satiri (la menade di Skopas e il Satiro di Mazara) che avvitandosi si comportano da svitati. Eppure il Tuffo di Paestum, in quel vuoto curioso, tra la geometria del trampolino e l’esile pianta barbuta su un mare appena increspato sulla linea di fondo, che quasi si gonfia per andare incontro a quella nuda figurina,  sembra proprio la metafora della pittura sospesa tra ragione e natura, cosa umana, un volteggio nel vuoto sospeso tra due fluidità aerea e liquida.

E fa pensare il fatto che il tuffo dipinto sia stato trovato nel 1968 più o meno quando l’arte concettuale dichiarava la fine dello statuto materiale dell’opera d’arte, curioso no? Che sia la via del vino quella del riscatto della pittura?

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