Per lungo tempo, l’olio di sansa è stato considerato uno scarto della lavorazione delle olive in frantoio, sconsigliandone l’utilizzo. Invece, secondo Assitol , l’associazione italiana dell’industria olearia, la sansa fa bene all’ambiente e all’economia e oggi viene valorizzato dal lavoro delle aziende che ne estraggono un olio alimentare e un combustibile di origine vegetale.
L’Assitol, infatti, ricorda che la produzione di olio di sansa per il consumo alimentare è prevista dalla stessa normativa comunitaria sulla classificazione degli oli d’oliva, di cui lo stesso olio di sansa fa parte. In comune con l’extravergine, questo suo fratello minore ha l’identica composizione a base di grassi monoinsaturi, essenziali per la salute dell cuore.
Secondo i dati Istat-Assitol diffusi dall’Ansa, oltre 40 mila tonnellate di olio di sansa sono state vendute all’estero nel 2015, a conferma di come questo prodotto sia diventato la porta d’accesso a quei paesi che non conoscono l’extravergine, avvicinando così nuovi consumatori alla dieta mediterranea. Dal punto di vista ambientale, il sansificio deve osservare norme assai rigide sulla sua attività, sia per le autorizzazioni sia per i limiti delle emissioni, grazie alla sua origine vegetale, dalla sansa, si ricavano ammendanti e mangimi, come previsto dalle norme dell’Unione Europea.
In particolare, l’elettricità ricavata dalla sansa è usata negli impianti di cogenerazione degli stessi sansifici: basti pensare che lo scorso anno sono stati prodotti 483 GHW di energia elettrica da sansa, quantitativo sufficiente a rifornire 140 mila famiglie.




