L’export dall’Italia verso il Nord America e la Russia è in crescita, secondo quanto ha affermato Federico Tozzi, segretario generale della Camera di Commercio italiana a New York in occasione della recente convention mondiale delle camere di commercio italiane all’estero, la cui venticinquesima edizione si è svolta a Riva del Garda (Trento).
“Il trend è positivo – ha detto Tozzi – e i dati ci danno un incremento quasi del 10% nei primi sei mesi del 2016, vengono richiesti di più macchinari utensili, seguiti dal vino e dall’agroalimentare“. Speck, culatello, prosciutto sono tra i prodotti alimentari più richiesti in Canada, in particolare nell’Ontario, in attesa che l’Unione Europea dia il via libera all’accordo economico e commerciale globale (Ceta), in base a quanto riferisce Giorgio Visentin, presidente della Camera di Commercio dell’Ontario: “Molto richieste dall’Italia sono le tecnologie verdi e il cibo in genere, il design va alla grande e anche le automobili“.
Risale anche l’export italiano in Russia nei primi sei mesi del 2016, rispetto al crollo dell’anno precedente dove sono stati persi 4 miliardi di euro. “Il dato va visto nel complesso – spiega Leonora Barbiani, delegata della Camera di commercio bilaterale italo-russa e segretaria generale dell’ente – perché anche se permane un -22% di esportazioni verso la Federazione russa, l’Italia occupa il terzo posto tra i Paesi fornitori. Inoltre nel complesso si è verificata anche un riduzione del 21% di interscambio ovvero di importazioni di materie prime come gas e petrolio“.
“Tra i settori preferiti per l’export in quest’area – ha aggiunto – ci sono la meccanica, la moda in particolare e l’agroalimentare (+4%) tra cui il vino, che nel primo semestre ha rilevato un +9%, e in questo settore le produzioni del Trentino e dell’Alto Adige sono in pole position. Tuttavia nel settore dell’alimentare ‘fresco’ siamo all’ottantanovesima posizione, per via delle contro-sanzioni, mentre sono ottime le opportunità per la moda italiana, i prodotti chimici e farmaceutici ma l’economia russa ha bisogno di maggiore collaborazione con l’Italia, perche’ si sta organizzando per diventare piu’ autonoma una sorta di ‘Russia 2.0’ in termini di produzioni nuove“.




