Era ora! Con queste chiare e sintetiche parole di Ezio Vizzari ci rallegriamo del nuovo progetto di comunicazione Orvieto diVino.
Riempire la pur splendida Sala dei Quattrocento una domenica d’estate con 28° esterni non era facile. Testimonia la necessità della città, degli operatori di cominciare a far sistema. Certo alcune cose vanno delineate meglio. Ma è un buon inizio. Sicuramente l’importante Comitato scientifico che sorreggerà questo progetto, e non solo, è composto da figure autorevoli. Per certi versi però, gli si addice la battuta del buon Rino Formica per il Comitato Centrale del PSI craxiano.
Non è chiara ancora la differenza tra comunicazione, come sottolineato da Antonio Paolini, e il marketing territoriale. Abbiamo ascoltato qualche amenità “Le nonne hanno trasmesso amore per la cucina, le mamme dopo il ‘68 non hanno più cucinato.”
Al netto dei consueti richiami al Pinturicchio e al Signorelli e alla litania della città d’arte si è partiti.
La città per bocca del suo Sindaco Giuseppe Germani farà la sua parte “Sarà istituito il ‘Palazzo del Vino’ presso il complesso di San Giovanni. Oltre ad ospitare tutte le società e le associazioni che si occupano del vino, a partire dal Consorzio Orvieto D.O.C., alla Strada del Vino, alle organizzazioni dei Sommelier e all’Enoteca Regionale che sarà migliorata e potenziata, il Palazzo del Vino avrà una programmazione di eventi che porterà più persone possibile a contatto con il nostro vino e con i prodotti del territorio”.
La consapevolezza del presidente del Consorzio Vino Orvieto Vincenzo Cecci ci fa ben sperare “Forse ci si è un po’ seduti sui successi del passato senza tenere conto che il mercato, invece, è diventato molto dinamico e competitivo. Così ora vogliamo fare sistema con tutto il territorio”, ha detto evidenziando che il Consorzio conta oltre un centinaio di soci e 33 cantine, una produzione di 10 milioni di ettolitri, di cui il 75% prende la strada dell’estero, in particolare USA, Canada, Germania e Regno Unito.
Decisamente chiaro e acuto, al di là delle promesse di rito, l’intervento della Governatrice regionale Catiuscia Marini, sottolineando che il vino e la viticoltura non sono solo parte determinante del P.I.L. umbro, (Orvieto produce il 52% dei vini umbri) ma sono fondamentali per l’idea del paesaggio umbro, per la sua conservazione, per la sua valorizzazione. Per questo il progetto verrà finanziato con 1,5 milioni di euro in tre anni.
Istituzionale, ma concreto l’intervento di Riccardo Cotarella presidente Assoenologi che ha sottolineato “Orvieto è la madre di contrapposizioni ideologiche tra grandi e piccole aziende. Questo ha ritardato lo sviluppo del territorio. Una rovina. Credo, però, che questo progetto possa essere un motivo per superare tale criticità, puntando anche sui giovani, molti ora al timone delle loro aziende, che stanno acquisendo grande esperienza”. A loro, sorridendo Cotarella raccomanda, di imparare dal nostro errore, quello di non aver sempre saputo ‘fare sistema’”.
“Orvieto DiVino”, si legge nelle pieghe del progetto, “vuole essere il perno di un rilancio che parte dal vino, ma che riguarderà eventi, promozioni, incoming enoturistico, partecipazione alle fiere del vino più importanti del mondo, degustazioni, master class abbinate ad “Umbria Jazz Winter Festival”, azioni di incoming di giornalisti italiani e stranieri per promuovere il territorio di Orvieto e dell’Umbria. Tutto nell’ottica di mettere sotto la luce che merita l’unicità dei suoi prodotti, valorizzare l’arte, la cultura, il cibo, il vino e la musica, coinvolgendo personalità di prestigio, con lo scopo di mettere a sistema le molte eccellenze – enogastronomiche, culturali, artistiche, paesaggistiche e dell’artigianato – che il territorio possiede.”
Alcune preoccupazioni ci rimangono. Le cantine di Orvieto è vero producono 10 milioni di bottiglie. Forse però sarebbe stato giusto far parlare anche i piccoli produttori, che faticosamente stanno rilanciando la tanto “vituperata” D.O.C. Orvieto con vini di grande qualità e longevità. L’Orvieto deve iniziare a spuntare prezzi migliori. Il Lugana è lì a dimostrare che ciò è possibile. Sarebbe pericoloso continuare a non remunerare giustamente i numerosi viticoltori che consentono il mantenimento e la tutela del paesaggio come dichiarato dalla Governatrice.
Sarebbe veramente esiziale puntare sullo Spumante D.O.C., peggio se charmat, per tutto quello che significa
Per non farla lunga, meglio un buon Orvieto, ora ce ne sono parecchi, che bollicine da miscelare con Aperol e Campari.
Il piacere nostro, è stato quello di vedere tanti operatori del settore, tante intelligenze, tante passioni tra la platea del convegno.
Si lavori tutti insieme per non sprecare un’altra occasione!




