Proseguiranno fino a sabato 16 luglio 2016 ad Hammamet, in Tunisia, i lavori della ventisettesima sessione straordinaria del Consiglio Oleicolo Internazionale (Coi). L’evento, fortemente voluto dalle autorità tunisine, vede la partecipazione di 70 delegati di 17 paesi membri dell’organizzazione ed è stato inaugurato dal locale ministro dell’agricoltura e della pesca, Saad Seddik. A margine di questo evento, si tiene a Tunisi un congresso internazionale dal titolo “Sguardi incrociati sull’oleicoltura mondiale“.
Dal gennaio 2016 è proprio un tunisino, Abdellatif Ghedira, a guidare il Consiglio Oleicolo Internazionale. La Tunisia è tra i paesi firmatari, nel 1959, del primo accordo internazionale sull’olio d’oliva insieme a Belgio, Spagna, Francia, Grecia, Israele, Italia, Libia, Marocco, Portogallo e Regno Unito. Secondo i dati forniti dal Coi, la Tunisia possiede la seconda più grande superficie agricola destinata alla coltivazione delle olive dopo la Spagna.
Il paese nordafricano coltiva oggi le sue piante da oliva su 1.825.000 ettari, ovvero il 16% della superficie oleicola mondiale. Oltre il 99% degli ulivi tunisini sono destinati alla produzione per l’estrazione dell’olio di oliva, con solamente l’1% riservato alla confezionamento di olive da tavola. La Tunisia conta oltre 800 milioni di ulivi, dei quali il 35% con meno di 5 anni, il 54% con un’età tra i 20 e i 70 ed il 15% vecchi di oltre 70 anni. Soltanto il 5% della superficie destinata alla coltivazione degli ulivi viene irrigata.




