“(…) Vola colomba bianca vola…diglielo tu che tornerò… dille che non sarà più sola e che mai più la lascerò!…
Fummo felici, uniti…e ci han divisi…
Ci sorrideva il sole, il cielo e il mar,
noi lasciavamo il cantiere, lieti del nostro lavoro,
e il campanon… din… don… ci faceva il coro.
Vola colomba bianca vola… diglielo tu che tornerò…
dille che non sarà più sola e che mai più la lascerò!(…)
Così cantava Nilla Pizzi nel 1952 dal palco di Sanremo. Alla Colomba, la giovane dolcezza della del canto della Pizzi e poi l’accorata e melodica voce di Claudio Villa: affidano il compito di essere loro messaggera d’amore.
Il candido uccello diventa nella tradizione ebraico cristiana simbolo di speranza, purificazione, pace, fratellanza e raffigurazione dello Spirito Santo.
“Alla fine del diluvio universale la colomba fatta uscire da Noè torna, portando nel becco un freschissimo ramoscello d’ulivo, segno che la terra è di nuovo abitabile” (cfr. Gen 8,8-12).
“Quando Cristo risale dall’acqua del suo battesimo, lo Spirito Santo, sotto forma di colomba, scende su di lui e in lui rimane” (cfr. Mt 3,16 e par.).
Indissolubilmente legata alle festività pasquali: il pane dolce a forma di colomba diventa l’emblema della Pasqua. Sul suo significato ed origine esistono anche molti racconti e leggende.
La prima risale all’epoca medioevale, quando Re Alboino calò in Italia con le sue orde barbariche per assalire Pavia. Dopo un assedio di tre anni, alla vigilia della Pasqua del 572, riuscì ad entrare in città, ricevendo in segno di sottomissione vari regali fra i quali anche alcuni dolci a forma di colomba, come messaggeri di pace nel giorno di Pasqua. Questo dolce era così invitante che rese l’animo del sovrano ben disposto verso una promessa di pace.
La seconda leggenda è fatta risalire al tempo di Federico Barbarossa e della Lega dei Comuni lombardi, nel XII sec. Racconta che condottiero del Carroccio, durante la dura e sanguinosa battaglia, avvistò due colombi impavidi posarsi sopra le insegne lombarde, decise d’infondere ai suoi uomini il nobile spirito di quegli uccelli, facendo confezionare dai cuochi dei pani a forma di colomba.
Altre, invece, legano l’origine di questo dolce alla regina longobarda Teodolinda e al Santo irlandese San Colombano. Si racconta che quando l’abate irlandese Colombano raggiunse Pavia nel 612 venne ricevuto dai sovrani longobardi e fu invitato con i suoi monaci ad un pranzo molto ricco. L’abate irlandese e i suoi decisero di rifiutare tutto quel cibo servito durante il periodo pasquale. La regina Teodolinda, non capendo il gesto, finì per offendersi, ma Colombano superò con diplomazia l’incresciosa situazione affermando che essi avrebbero consumato le carni solo dopo averle benedette. Così alzò la mano destra in segno di croce e le pietanze si trasformarono in candide colombe di pane bianche, come le loro tuniche monastiche. Il prodigio colpì molto la regina che poi decise di donare il territorio di Bobbio dove nacque l’abbazia di San Colombano. La colomba bianca divenne anche il simbolo iconografico del santo, ed è sempre raffigurata sulla sua spalla.
Nelle festività pasquali con il termine colomba si indicano diversi dolci tipici d’Italia. Due principali cui fa riferimento la stessa dizione uniscono idealmente tutto il Paese e sono: la colomba pasquale lombarda e la colomba pasquale siciliana chiamata anche palummeddi o pastifuorti.
Entrambe sono state ufficialmente inserite nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf) e riconosciute come tipiche dei rispettivi territori (Lombardia e Sicilia)
La colomba lombarda è quella che tutti conosciamo e che è diventata emblema della Pasqua italiana dagli anni ’30, quando l’azienda pasticcera Motta decise di realizzare una preparazione simile al panettone, modellata a forma di colomba e arricchita con pasta di mandorle e glassa di zucchero.
Invece le colombe pasqauli siciliane sono i Palummeddi: dolci tradizionali molto antichi a forma di colomba, galletti o semplicemente rombi su cui sono incisi disegni o punzonature. Sono dolci a “pastaforte” realizzati con zucchero, farina doppio zero e cannella. La zona di produzione sono i comuni dell’area dei Monti Iblei in provincia di Ragusa. In passato oltre che per le festività pasquali venivano scambiate come regali tra fidanzati. Spesso si include nella forma un uovo sodo come decorazione e simbolo legato alla Pasqua. Anche se in origine le forme richiamano le colombe vi sono varianti a forma di canestro o gabbietta soprattutto quando sono decorate con l’uovo sodo. In altre zone della Sicilia venivano chiamate “cuddureddi” o “pupi cu l’ova”. Realizzate con la pasta avanzata dalle ‘mpanate, le forme sono sempre colombine o gabbiette contenenti l’uovo con sopra l’uccellino realizzato con la pasta, o ancora, per le femminucce, una borsetta completa di manico. Realizzazioni, quest’ultime molto simili alla tradizionale “scarsella” del centro Italia, preparata con la pasta avanzata della Pizza di Pasqua. Essa viene dedicata e regalata ai bambini. Pare prenda il nome delle borsette che “anticamente” contenevano le monete e si chiamavano appunto scarselle. Nel presente servono come simbolo per augurare prosperità e grazie all’inserimento dell’uovo, come auspicio “di pieno” e di abbondanza.
Oggi, Lunedì dell’Angelo, è il momento migliore per gustare tutti i dolci tradizionali che uniscono l’Italia da Nord a Sud e, come si dice nella Tuscia Viterbese è il momento di “rompere la scarsella”.
Ingredienti per una Colomba da 750 gr
- 500 gr di farina manitoba (se foste in possesso di lievito madre potete utilizzare la farina 00 e solo una piccola parte di manitoba)
- 300 gr di zucchero
- 4 uova
- 150 ml di acqua tiepida (o latte tiepido)
- 160 gr di burro
- 25 gr di lievito di birra (o lievito madre)
- 100 gr di canditi all’arancia
- arancia grattugiata
- 2 bustine di vanillina
- sale
per la glassa
- 1 albume
- un cucchiaio di zucchero
- farina di mandorle
- mandorle non sbucciate e granella di zucchero
Tempo Preparazione:
- 1 ora e 30 + 16 ore di lievitazione
Tempo Cottura:
- 50 Minuti
Procedimento
Prima di tutto preparate il pre-lievito, che è un panetto che si utilizza quando si fanno torte di questo genere, che prevedono più lievitazioni. Il lievitino si ottiene sciogliendo il lievito di birra in un pò di acqua o latte tiepido e aggiungendo successivamente 120/140 gr di farina. Mescolate bene e formate una pallina da lasciare lievitare in un luogo caldo fino a quando raddoppierà di volume. Passata l’ora di lievitazione, riprendete il lievitino e aggiungete metà dello zucchero, due tuorli e la restante acqua tiepida. Impastate bene, quindi aggiungete 150 gr di farina lavorando bene l’impasto fino a renderlo compatto e non appiccicoso. E’ consigliato l’utilizzo di un’impastatrice. Lasciate riposare in luogo tiepido fino a quando anche questo composto avrà raddoppiato di volume. Ci vorranno da una a due ore. Riprendete l’impasto e uniteci la farina e lo zucchero rimanenti e un tuorlo. Lavorate bene il composto aggiungendo anche un pizzico di sale e 100 gr di burro, precedentemente ammorbidito e fatto a pezzetti. Quando la pasta sarà ben amalgamata, prendetela e riponetela in una ciotola. Coprite con un panno e lasciate lievitare per 12 ore. Riprendete l’impasto dopo le 12 ore di lievitazione e sgonfiatelo con un bel cazzotto. Rilavoratelo per bene e aggiungete i canditi, un tuorlo, la scorza di arancia grattugiata, 2 bustine di vanillina e 60 gr di burro, sempre ammorbidito e fatto a pezzetti. Lavorate bene l’impasto fino a quando sarà bello elastico e omogeneo. Trasferite l’impasto in uno stampo da colomba da 750 gr (si trovano facilmente nei supermercati nei periodi che precedono la Pasqua) e lasciate lievitare fino a che non raddoppierà di volume. Dovrà arrivare più o meno al bordo dello stampo. Preparate la glassa di copertura della colomba. La glassa si prepara facilmente. Montate un albume con un cucchiaio di zucchero. Non deve essere montato a neve ferma. Successivamente aggiungete all’albume montato la farina di mandorle. La glassa dovrà avere la consistenza di un composto schiumoso. Spennellatela copiosamente sulla superficie della colomba, lasciando che coli internamente nello spazio tra l’impasto e lo stampo. Completate la vostra colomba artigianale distribuendo copiosamente granella di zucchero e mandorle (non sbucciate) sopra la superficie. Cuocete in forno già caldo a 170 °C per circa 50 minuti.
Colombelle di Pasqua Siciliane Palummeddi
Prendere un chilo di pasta da pane già lievitata ed impastarla ancora incorporando 400 gr. di zucchero. Dividerla a pezzi e ad ognuno dare la forma di una colombella. Su di ogni colombella, al posto della pancia, sistemare un uovo con tutto il guscio e fermarlo con una strisciolina di pasta. Gli occhi, le punte delle ali e dei piedi si possono ottenere con pezzettini di mandorle. Sistemarle in una piastra da forno, spennellarle con uovo battuto e lasciarle lievitare per un’ora. Cuocere a forno molto caldo, finché prendono colore biondo.





