2016, l’anno di DADA

Il 2016 sarà l’anno di DADA! Cent’anni fa a Zurigo un gruppo di poeti, pittori, registi si riunì al Cabaret Voltaire il 5 febbraio 1916 per schernire gli ideali della cultura e dell’arte con i balli sculettanti di Tristian Tzara, Marcel Janco che suonò un invisibile violino, mentre la signora Emmy Hennigns, con un volto virginale, si esibiva in spaccate e Richard Huelsenbeck batteva senza sosta un tamburo per accompagnare il brano del pallido pianista Hugo Ball. Questi rumorosi nichilisti disponevano della cultura performativa dei futuristi a cui contestavano però, il dileggio per la guerra e lo spirito nazionalista. Dada di per sé non significava nulla se non il suono di una parola che in rumeno significava due volte sì, in francese un cavallo a dondolo, in tedesco una colf col passeggino. Il tentativo fu quello, evidentemente, di scollare dalla parola ogni riferimento al reale e di presentarla come puro suono, un suono in grado di trasformare il linguaggio in un territorio immaginario magico. Per far ciò i Dadaisti di Zurigo il 23 giugno di cent’anni fa, inscenarono un rituale bello e buono, con tanto di paramenti sacri. Hugo Ball si cimentò nella performance Volo senza tempo vestito con una gonna rigida di cartone, un cappotto dorato e un cappello da stregone a strisce bianche e blu. Al buio Ball recitò lentamente: «gadji beri bimba, glandridi lauli lonni cadori, gadjama bim beri glassala, glandridi glassala tuffm i zimbbrabim, blassa glassasa tuffim i zimbrabim …» che vuole dire… Niente! Sono gli effetti sonori, come ci racconta lo stesso celebrante, a condurre a una regressione infantile ossia alla rivolta contro il mondo dei grandi, rei di aver fatto sprofondare il mondo nella carneficina della Grande Guerra. Dada all’insensatezza della guerra risponde privando di significato l’arte, portando l’espressione a reggersi solo sulla pura apparenza. Contemporaneamente, ma in diverso modo, il deserto silenzioso della Metafisica contrastava i clangori bellici, da Ferrara. Giorgio de Chirico, suo fratello Alberto Savinio, Giorgio Morandi, Carlo Carrà e Filippo de Pisis in un ritiro di convalescenza dalle violenze del fronte rischiarano di una luce irreale nature morte e piazze, manichini e carte geografiche in enigmatici accostamenti. DADA sceglie il caso, la danza sciamanica, il gioco puerile la pulsione più bieca. Dopo Hugo Ball Dada ebbe un altro leader: Tristan Tzara. Tzara sembrò cosciente del portato rivoluzionario di DADA e due anni dopo redigerà un Manifesto, ma non si lasciò mai sedurre da uno stile uniformante, rimase infatti coerente allo spirito caotico e insensato del movimento. Hans Arp tradusse questo caos in pittura, o meglio, in collages fatti con pezzettini di carta lasciati cadere a caso su un foglio dall’alto, l’esempio più noto è appunto, Collage di quadrati composti secondo le leggi del caso (1916 – 1917). Su un foglio di circa cinquanta per trentacinque centimetri Hans (Jean) Arp fece cadere quindici quadratini tagliati in maniera irregolare azzurrini e bianchi fermandoli così come il caso volle. Nasce in questo momento la ricerca di un imprevisto, la progettazione del caso che poterà sino alle performance degli anni Settanta. La portata rivoluzionaria di Dada non è, infatti, conseguenza di un’epoca, poiché sebbene nasca come reazione al presente risulta piuttosto un’intuizione di un nuovo statuto dell’arte che può riformare la visione del mondo. Il fatto di essere inafferrabile fa di DADA una risorsa continua per l’immaginario contemporaneo tanto che si è parlato di NEW DADA in america nel Secondo dopoguerra per definire il lavoro di artisti come Robert Raushenberg. Dada e la Metafisica, ambedue nate cent’anni fa, sono stati i germi del Surrealismo, Max Ernst, Dada ha in oltre sperimentato le visioni più mirabolanti del cinema con Hans Richter e la il genio letterario di André Gide.
Molte dichiarazioni di Dada hanno un non so che di ricetta culinaria , ce lo ricorda il poeta Valerio Magrelli, in un volumetto intitolato Profilo di Dada uscito per i tipi di Laterza alcuni anni fa, ma ricette di Marcel Duchamp e Man Ray furono raccolte in The Artists’ & Writers’ Cookbook, nel 1961 da Beryl and Barbara Turner Sachs Barr . Qui si trova la ricetta della tartare di carne di Duchamp e il menù per la giornata Dada di Man Ray:
Le Petit Dejeuner. (prima colazione)
Take a wooden panel of an inch or less thickness, 16 to 20 inches in size. Gather the brightly colored wooden blocks left by children on the floors of playrooms and paste or screw them on the panel.
Prendere un pannello di legno di un pollice o meno di spessore della dimensione di 16X20 pollici raccogliere delle costruzioni di legni colorate lasciate sul pavimento nella stanza dei giochi dei bambini e incollarli o avvitarli sul pannello
Déjeuner. (pranzo)
Take the olives and juice from one large jar of prepared green or black olives and throw them away. In the empty jar place several steel ball bearings. Fill the jar with machine oil to prevent rusting. With this delicacy serve a loaf of French bread, 30 inches in length, painted a pale blue.
Prendere olive e spremuta da un grande barattolo di olive verdi o nere in salamoia e tirarle fuori. Nel barattolo vuoto mettere una certa quantità di cuscinetti a sfera. Riempire il barattolo con olio di macchina per non farli arrugginire. Con questa prelibatezza servire una baguette, di 30 pollici, dipinto di azzurro.
Dîner. (cena)
Gather wooden darning eggs, one per person. If the variety without handles cannot be found, remove the handles. Pierce lengthwise so that skewers can be inserted in each darning egg. Lay the skewered eggs in an oblong or oval pan and cover with transparent cellophane.
Prendere delle uova di legno (da rammendo per calze), una per persona. Se il tipo senza pomello non si trova rimuovere il pomello. Incidere nel lato più lungo sicché possa essere infilato uno spiedo in ogni uovo. Poggiare le uova allo spiedo in una fiamminga coperta da cellophane trasparente.
Sottoforma di provocazione, le ricette Dada mantengono il loro legame con la poetica della macchina e del prelevamento dal quotidiano, così quanto la notevole forza evocativa che avrà una delle sue massime espressioni nel “pollo” di Meret Oppenheim Ma Gouvernante-My Nurse-Mein Kindermädchen del 1936 . Fu proprio Man Ray a dedicarle numerosi scatti nel 1933-34, facendola posare nuda nello studio dell’incisore Louis Marcoussis. Dada nella sua complessità assurda non cede alla tentazione della carne e allora sarà Duchamp a proporre la sua tartare disposta accuratamente in un nido d’uccello. In un certo senso è Dada a inventare la stravaganza dell’impiattamento rovesciando l’invito all’assaggio sul piano della vista fino all’esaltazione dell’immangiabile quale imprescindibile dictat per un pasto più che mai contemplativo, più che mai performativo. Il cibo diventa in tal caso un oggetto di scena, se non addirittura una protesi inserita tra le istruzioni di una regia quale elemento essenziale della pantomima dadaista. Il cibo viene così inteso alla stregua del puro suono della parola senza correlazioni con la realtà se mai quale realtà essa stessa puramente autosufficiente. La culinaria dadaista è, quindi, da ritenersi uno spiazzamento, in cui lo slittamento di senso provoca uno straniemento dal contesto alimentare per acquistare il valore di opera d’arte autonoma.

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