Nei primi giorni di ottobre si è svolto a Roma il Festival dell’Economia Carceraria, tre giornate dedicate alla presentazione e alla divulgazione di realtà che diffondono con il loro lavoro buone pratiche e un nuovo modo di pensare le produzioni e l’economia.
Lo scopo è quello di riabilitare attraverso attività concrete e allo stesso tempo offrire un’opportunità di riscatto per persone che stanno correggendo percorsi di vita difficili attraverso nuove esperienze creando un ponte con l’esterno per un futuro diverso.
Il festival è stato organizzato e promosso da Associazione L’Isola Solidale, Associazione Semi di Libertà Onlus, Cooperativa Co.R.R.I, Cooperativa O.R.T.O., Economia Carceraria, con lo scopo di favorire l’occupazione tra i detenuti.
Siamo andati a conoscere da vicino la cCooperativa O.R.T.O che si trova a Soriano nel Cimino e svolge gran parte delle sue attività nella Casa Circondariale di Viterbo, attraverso corsi di formazione continua in agricoltura, la gestione di una serra, un oliveto e altre coltivazioni stagionali. Abbiamo incontrato Agnese, socia volontaria, arrivata nel 2019 in cooperativa con il Servizio Civile in un progetto di educazione ambientale e oggi impegnata nel progetto Semi Liberi all’interno del carcere di Viterbo.
Questo progetto nasce per dare un’occasione di cambiamento a ragazzi in regime di detenzione attraverso un avvicinamento e una sensibilizzazione alle produzioni agricole sociali. Il lavoro all’aria aperta, la realizzazione di un prodotto che poi possa uscire e andare oltre le mura, essere utilizzato da altri, fare qualcosa che sia giusto oltre che buono, per far sì che anche dopo, fuori dal carcere questi prodotti abbiano un senso, per mano di altre persone che attraverso una circolarità sana contribuiscono a una possibilità di occupazione e soprattutto di riscatto.
Come ci racconta Agnese Inverni, il progetto è finanziato da ANCoS Confartigianato, dalla Regione Lazio, dalla Chiesa Valdese e da Intesa San Paolo. Prevede che all’interno del carcere venga fatta una formazione specifica per acquisire delle competenze e la successiva coltivazione di prodotti da vendere all’esterno. Uno degli obiettivi più importanti è l’inserimento sociale e lavorativo per una restituzione a pieno della quotidianità di queste persone.
Attualmente ci sono circa otto ragazzi. “Noi cerchiamo di essere presenti con le nostre attività quasi tutti i giorni della settimana per far sì che oltre ad avere una continuità ai fini della produzione ci sia anche un continuum per la formazione e l’apprendimento, così se arrivano di nuovi possono inserirsi. Ultimamente stiamo cercando di dividere e specializzare la formazione in ambiti diversi per permettere anche di seguire ad ognuno le proprie passioni. Abbiamo iniziato con i germogli, poi sono stati introdotti i lamponi, erbe aromatiche e officinali, piante di aloe e inoltre all’interno delle mura del carcere c’è un oliveto curato sempre dai ragazzi del progetto”.
Alcuni di questi prodotti erano al festival delle economie carcerarie, acquistabili anche dal sito www.economiacarceraria.com
Una domanda che viene quasi spontanea è, fatta la formazione che sempre più diventerà specifica in base alle produzioni, avviate le coltivazioni, quali sono i progetti futuri per far sì che non sia solo una parentesi momentanea ma un’attività sostenibile?
“Una cosa a cui stiamo pensando è la trasformazione dei prodotti, come ad esempio dai lamponi fare la marmellata, oppure tisane, per poter implementare anche le vendite. Al momento non abbiamo un negozio ma stiamo lavorando per realizzare un e-commerce.
Un’altra idea da realizzare a breve è far ripartire il progetto Farina del tuo sacco; portando il mulino in pietra che già usavamo in passato, in una struttura appena fuori le mura del carcere per realizzare un laboratorio di trasformazione in collaborazione con l’Associazione Zaffa che si occupa sempre di inclusione e inserimenti lavorativi in ambito carcerario e che gestisce il bar vicino a questa struttura”.
Inoltre, è arrivata da poco la certificazione SQNPI Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata per certificare che le vostre produzioni sono sostenibili da un punto di vista ambientale. Un primo passo verso la certificazione Bio.
Oltre a Semi Liberi la Cooperativa O.R.T.O. collabora con il vivaio Le Aromatiche di Bolsena in un altro progetto molto simile ma rivolto a persone in stato di libertà. Il progetto si chiama Oltre l’Orto, ha sempre come obiettivo lo sviluppo di una filiera etica con i principi dell’inclusione sociale e lavorativa. In pratica attraverso l’agricoltura, oggetto di lavoro del vivaio, gestire in modo
sostenibile le risorse, valorizzando il territorio e soprattutto contribuire al benessere delle persone. La rete che si è creata attorno a questi due progetti ha fatto si che un beneficiario che ha iniziato in carcere la formazione, ha avuto la possibilità,una volta uscito di ricevere una proposta di lavoro nel vivaio di Bolsena. Il ragazzo, ad oggi socio della Cooperativa, ha scelto di andare “oltre l’orto” in un nuovo contesto lavorativo a fare nuove esperienze di vita.
Un esempio di come azioni circolari e sostenibili non solo rispondono a bisogni produttivi e occupazionali ma soprattutto di come questi progetti contribuiscono a riattivare il tessuto sociale.
www.coopsocialeorto.it
orto.soriano@gmail.com
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elisacalanca@carlozucchetti.it





