Il Consorzio Vino Chianti Classico ha celebrato il centenario del Gallo Nero a Roma, presso il Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel, in collaborazione con la Federazione Italiana Sommelier in occasione del 43° Forum della Cultura del Vino e dell’Olio.

Nella prima mattina il Presidente del Consorzio Giovanni Manetti, insieme ad una piccola delegazione di collaboratori, erano stati ricevuti in udienza privata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Giovanni Manetti, Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico ha ricordato, con affetto, i primi 33 visionari che forti del proprio credo nell’unità di intenti e nella forza della collettività, diedero vita nel 1924 al primo Consorzio di Vino, quello del Chianti Classico. Oggi il Consorzio conta quasi 500 soci, una produzione di circa 38 milioni di bottiglie commercializzate in 160 paesi del mondo. Manetti ha spiegato al pubblico i tre obiettivi primari del Consorzio: difesa del territorio come assist primario, sostenibilità e riduzione dell’impatto ambientale, e infine la salvaguardia delle comunità locali, veri custodi di un territorio meraviglioso situato nel tratto compreso tra la provincia di Siena e quella di Firenze, la cui bellezza è stata preservata nel tempo dai Chiantigiani, tanto da chiederne il riconoscimento di Sito Unesco.
Giangiacomo Gallerati Scotti Bonaldi, Presidente Federdoc, ha ricordato il ruolo strategico che i consorzi dovrebbero avere nella tutela e valorizzazione del made in Italy.

Intenso e commovente l’intervento di Giuseppe Mazzacolin, insegnante di filosofia che a metà degli anni 70 è entrato nell’azienda di famiglia della moglie, Felsina, al fine si svilupparla commercialmente. Mazzacolin ha ricordato il cambiamento dell’agricoltura chiantigiana, il passaggio dalla mezzadria alla conduzione moderna. Grazie alla sua cultura umanistica ha saputo trasmettere una visone più ampia degli aspetti sociali di quei “contadini unici testimoni dell’antico sapere, che sapevano fare tutto, da come tirare su un muretto a secco, dal lavoro in vigna e in cantina” il rispetto del lavoro, la filosofia di ritrovare il senso di un vigneto, le interazioni tra uomo e natura.

Angela Fronti di Istine ha parlato della new wine generation del Gallo Nero e della collaborazione tra i giovani vignaioli.
Carlotta Gori, Direttrice del Consorzio ha ricordato l’impegno del Consorzio a stilare un vero e proprio manifesto di sostenibilità che verrà sottoscritto da tutti i soci.
A ricordare l’estensione del territorio di 70.000 ha Alessandro Masnaghetti, Mapman.
Il giornalista Carlo Cambi ha ripercorso le date più significative del Chianti Classico che a suo dire non nasce come vino del contadino ma come vino costruito dall’aristocrazia come ci ricordano i circa 150 castelli situati nella zona di produzione.

Secondo Cambi non si può prescindere dall’antropologia e dall’economia quando si parla di Chianti Classico. Gli Etruschi furono i primi ad impiantare la vigna nella zona grazie alla ricchezza di acqua, successivamente i Romani accanto alla vite introdussero l’ulivo. Ancora oggi il paesaggio è un altalenarsi tra colline, boschi, vigneti ed uliveti. Le origini del Chianti risalgono al XIII-XIV secolo quando Siena e Firenze erano in guerra tra loro per contendersi il territorio chiantigiano e fu istituita la Lega Aministrativa e Militare del Chianti che aveva come emblema il gallo nero.
La prima menzione scritta sul vino Chianti risale al 1398 quando Ser Lapo Mazzei, notaio fiorentino nonché viticoltore, in una lettera indirizzata a Francesco Datini, mercante di Prato, descrisse il Chianti come vino pregiato.
Nel 1716 Cosimo III, Granduca di Toscana, emanò “il bando del vino” che delimitava i confini della zona di produzione.
A chiudere la scaletta degli interventi Francesco Trimani, in rappresentanza di una delle enoteche più grandi e note di Roma.
Al termine si è avuta la possibilità di degustare ai banchi di assaggi per ogni azienda presente, il Chianti dell’annata attualmente in commercio, la Riserva e la Gran Selezione.
catiaminghi@carlozucchetti.it





