
Cuoche Combattenti è un progetto che porta il tuo volto, ma soprattutto è ingrediente fondamentale della tua rinascita
Si, il progetto è nato durante il mio percorso fatto al Centro Antiviolenza Le Onde di Palermo, dove, dopo un periodo di sostegno fatto di tante cose, come assistenza legale e psicologica, mi è stato proposto, nel 2016, un tirocinio di reinserimento lavorativo. Prima di questo periodo avevo sempre lavorato, soprattutto nel campo della grafica e del segretariato, poi quasi per caso ho scelto di fare questa esperienza in un laboratorio di trasformazione di prodotti agroalimentari dove si preparavano conserve, dolcetti, cioccolatini, e altri prodotti tipici. Mi sono appassionata da subito alla produzione conserviera, ma soprattutto ho riscoperto l’autostima che dopo anni di violenza psicologica non avevo più. Il fatto di riuscire in un lavoro nuovo e di iniziare ad avere di nuovo un’indipendenza economica, mi ha dato una grande forza che mi ha portata a pensare di poter riprogrammare la mia vita e riprendere a guardare verso il futuro.
Come nasce Cuoche Combattenti?
Nel frattempo continuando il mio percorso di sostegno con il centro ho iniziato ad avere sempre di più nuove consapevolezze. La prima cosa che nasce del progetto Cuoche Combattenti sono le etichette antiviolenza. Sono delle etichette parlanti, delle frasi che raccontano i vissuti e le consapevolezze di chi ha subito violenza psicologica con lo scopo di trasmettere autostima. È ricordarci il valore di noi stesse e del fatto che sappiamo fare e non abbiamo bisogno di controllo. Perché la violenza psicologica spesso ci “abitua” ad essere guardate con gli occhi dell’abusante e quindi si finisce per credere di essere delle incapaci o di essere brutte e inadeguate.
Questo è quello che si vive nei rapporti abusanti e questo è quello che voglio contrastare. Quando ho acquisito questa consapevolezza ho avuto la necessità, io la chiamo urgenza emotiva, di comunicarlo a tutte le altre donne e di arrivare a tutte quelle ancora sono chiuse in casa.
Finito il tirocinio, mentre pensavo a cosa fare, iniziai, in casa, ad attaccare queste frasi sul tappo delle bottiglie e poiché ero senza lavoro pensai di venderle. E così come un lampo, ho capito che forse invece di cercare un lavoro qualsiasi, me lo dovevo costruire e questa sarebbe stata un’occasione per me ma anche per tante altre donne.
Nasce così l’etichetta Cuoche Combattenti.
Dopo di che ho iniziato a presentare il progetto nelle piazze o attraverso alcune associazioni con delle degustazioni di prodotti fatti in casa nella mia cucina.
La prima cosa che ho fatto è stato un pesto di melanzane, poi uno di radicchio e noci, una confettura di pere e noci in numeri ridottissimi, con le etichette stampate e attaccate da me. Contemporaneamente ho iniziato ad usare i social e a raccontare il progetto per vedere se potesse funzionare. A quel punto ho raccontato della mia idea al Centro Antiviolenza, loro mi hanno dato gli strumenti, offrendomi la possibilità di essere accompagnata in un percorso di auto impresa. Con la loro consulenza ho presentato un business plan alla banca. Ho fatto, quindi, una richiesta di microcredito a mio nome e ho avviato la mia attività.

A settembre 2019 è nata Cuoche combattenti. Un laboratorio con una bottega. Un contributo economico impoetante ci è stato dato anche dall’Associazione Donne in Rete contro la violenza.
È stata una sorta di restituzione di quello che mi era stato offerto, l’opportunità di ospitare dei tirocini nel passaggio di fuoriuscita dalla violenza. La possibilità di riprendere a relazionarsi con le persone, di avere un guadagno che aiuti a ritornare autonome. Il tutto assieme a delle persone che hanno avuto un’esperienza simile, uno stesso passato. L’obbiettivo è di accogliere chi sta riaprendosi al mondo.
Dopo due anni di lavoro e una pandemia in mezzo, come sono organizzate le Cuoche Combattenti?
Al momento ho una dipendente, Gioia, una ragazza nigeriana che è arrivata attraverso un tirocinio e poi è stata assunta. Insieme a lei ci sono altre quattro ragazze che stanno facendo il tirocinio e una borsa lavoro. Stiamo valutando se trasformarci in una cooperativa perché l’idea del laboratorio è quella di dare opportunità lavorative che durino nel tempo. Chi ha la passione e crede nel progetto sarebbe bello che si potesse fermare.
Rispetto alle vendite la nostra bottega non è in un punto centrale di Palermo, ha una sua clientela di quartiere che viene quotidianamente, ma poi soprattutto con il lockdown, abbiamo inserito nel nostro sito una pagina e-commerce che sta andando molto bene. Da gennaio abbiamo acquistato un gestionale e un macchinario per il laboratorio. Per molto tempo abbiamo fatto tutto manualmente.
Vendiamo a molti GAS, punti vendita solidali e attraverso il web a tutti quelli che ci contattano.
I vostri prodotti oltre ad essere simbolo di rinascita rappresentano il vostro territorio.
Da quando facevo le produzioni casalinghe, ho iniziato utilizzando i prodotti del mio territorio costruendo una rete con produttori e associazioni locali. Cerco di essere sempre aperta a chi vive il territorio e confrontarmi con chi fa un pezzo di strada con Cuoche Combattenti. Man mano la rete si ingrandisce. Da poco siamo state a un’assemblea regionale di Fuori Mercato, stiamo ragionando per implementare una filiera corta sul territorio della Sicilia Occidentale, due giorni insieme ai produttori locali, a chi si occupa di logistica, con chi trasforma per creare una rete solida. Abbiamo in attivo già da un anno una campagna per portare l’acqua al ghetto di Campobello di Mazara dove vivono molti braccianti e stiamo cercando di attivare una formazione per far aprire una Casa del Mutuo Soccorso sempre per i braccianti. Tutto questo è molto bello e interessante soprattutto per il risultato finale del prodotto. Oltre a conoscere il prodotto conosciamo anche i produttori questo è come se fosse un ingrediente in più.
Cuoche Combattenti
Piazza Generale Cascino,11
90142 Palermo
cuochecombattenti@libero.it
www.cuochecombattenti.com
Ordina
elisacalanca@carlozucchetti.it





