Tutti gli uomini del Carricante

Quando Milo è Superiore
Copertina Articolo barone di villagrande carricante

 

Carricante

Alla Cantina Iuppa per la 46ª ViniMilo focus sul vitigno simbolo del Versante Est dell’Etna con Marco Nicolosi, Salvo Foti, Ugo Nicosia, Angelo Iuppa, Federico Curtaz, Edoardo Ventimiglia, Claudio e Orazio Di Maria e Maria Grazia Barbagallo.
Con G.R.A.S.P.O. a ricordare l’origine genetica di questo vitigno figlio di due patriarchi fondativi come lo Strinto Porcino e la Visparola.
Non è la prima volta che G.R.A.S.P.O si occupa del Carricante, un vitigno sicuramente non a rischio di estinzione ma in grado di essere un grimaldello strategico per capire la storia enologica di un territorio, della sua evoluzione ed incrociare i suoi protagonisti.
L’occasione arriva dall’invito di chi ha sempre creduto nel ruolo originale e propulsivo della nostra associazione, Claudio Di Maria, che oggi professionalmente si occupa di accoglienza e promozione per Cantine Iuppa.
Un incontro che con il titolo Milo, il Carricante e l’Etna Bianco Superiore: contrade, produttori, biodiversità e sostenibilità, già diventa manifesto degli obiettivi che l’azienda e il territorio intendono perseguire.
Se poi a confrontarsi su questi concetti ci sono quasi tutti gli uomini e le donne che hanno contribuito a generare e far crescere i valori di vitigno e territorio non poteva certo mancare anche la testimonianza di G.R.A.S.P.O. con il suo fondatore Aldo Lorenzoni, che parte dall’origine genetica del Carricante.
Si tratta indubbiamente di un vitigno importante anche per le sue origini genetiche, sembra nascere quasi come vitigno di sangue blu, figlio di due genitori strategici e fondativi del patrimonio viticolo non solo italiano, come Strinto Porcino e Visparola.

da sx Salvo Foti, Edoardo Ventimiglia, Federico Curtaz, Ugo Nicosia

Se il suo nome lo definisce come un vitigno naturalmente generoso, in grado cioè di riempire facilmente i carri d’uva, il Carricante, come tanti altri vitigni, dimostra una grande variabilità intravarietale spesso accentuata dai diversi luoghi di coltivazione e quindi una diversa potenzialità produttiva, come abbiamo direttamente verificato visitando il centenario arcaico vigneto storico del PININ di Cantine Iuppa.
Un vitigno che appartiene visceralmente a Milo e a questo territorio tanto da divenirne oggi un marcatore territoriale strategico.
Non è un caso se il disciplinare di produzione della D.O.C. Etna, riconosciuto nel 1968, è stato pensato e progettato proprio a Milo da Carlo Nicolosi Asmundo allora guida dell’azienda Barone di Villagrande e da Luigi Barbagallo professore di Chimica Enologica all’Istituto Agrario Filippo Eredia di Catania. E non è stato solo un caso se, sulla scorta di una capillare indagine sul territorio attraverso l’osservazione degli aspetti pedoclimatici, orografici, ampelografici ed enologici oltre ad individuare i 19 comuni interessati alla denominazione per la produzione dell’Etna Bianco, Rosso e Rosato solamente al comune di Milo sia stata riservata la possibilità di realizzare l’Etna Bianco Superiore.
Lo stesso Mario Soldati ha iniziato il suo storico viaggio enoico in Italia alla ricerca del vino genuino proprio dall’Etna, proprio da Milo e proprio dal Barone di Villagrande. Scrive infatti Soldati in Vino al vino che “…l’Etna Bianco è un vino che raccoglie e fonde nel suo pallore e nel suo aroma, nella sua freschezza e nella sua vena nascosta di affumicato le nevi perenni della vetta e il fuoco del Vulcano”.
Ed oggi a raccogliere queste lungimiranti visioni sono quei trenta eroici produttori che hanno investito su Milo e il Carricante.

Marco Nicolosi

Per la verità questa forzatura di legare il termine qualificativo di Superiore ad una ristretta area geografica- spiega Marco Nicolosi, figlio di Carlo – e oggi responsabile dell’Azienda Villagrande, fu più frutto del caso in quanto ci furono allora delle resistenze da parte del Ministero a concedere il termine Classico.
Va peraltro sottolineato come il disciplinare, fin dall’inizio, abbia previsto una sostanziale differenziazione dei parametri nel Superiore. Il Carricante, infatti, deve essere presente fino all’80 per cento, certificando il profondo legame vocazionale tra questo vitigno e il territorio di Milo, quasi un’enclave bianchista nel cuore dell’Etna.
Altitudine, micro clima, suoli ed esposizione spiegano bene perché Milo ha caratteristiche uniche.
Il suolo è il casuale, fortunato rimescolamento di più eruzioni e frane, tanto che è simile quello che ritroviamo vicino al mare con una presenza argillosa non riscontrabile altrove.
Il vicino mare e l’altitudine generano piogge quasi doppie rispetto agli altri versanti dell’Etna e quasi 10 volte gli altri areali dell’Isola.
“La nostra azienda fa vino a Milo da quasi 300 anni non saltando neanche una vendemmia, possiamo veramente garantire – conclude Marco – che qui il Carricante ha trovato la sua casa sicura.

Identità, verticalità, mineralità ed equità sono invece per Salvo Foti, enologo tra i più sensibili e protagonista dello straordinario rinascimento che sta vivendo il vino non solo sull’Etna, i valori che stanno trasformando anche nel consumatore la visione complessiva dei vini fatti a Milo.
L’identità è riconducibile sicuramente alla costante valorizzazione dei vitigni storici di ogni territorio in cui abbia operato, alla tutela del paesaggio con il ripristino dei muretti a secco in pietra lavica, allo studio ed allo sviluppo dell’alberello etneo la tradizionale forma di allevamento della vite che da secoli rappresenta nella realtà e nell’immaginario la fatica e l’orgoglio di queste terre.
La verticalità così come espressa nel suo libro” Etna, i vini del vulcano” è il concetto che fa sintesi di questi valori identitari, perché il vero vigneto etneo, in armonia con il suo territorio, naturalmente integrato con il vulcano, si esprime in verticale, vive e vegeta verso l’alto con l’apparato vegetale e verso il basso con quello radicale, in opposte direzioni ma complementari tra loro.
La mineralità oltre che essere un descrittore che rimane fondamentale per i suoi vini diventa un elemento distintivo dal quale non si può prescindere.
“Un vino vulcanico è riconoscibile soprattutto al gusto dove emerge una nota evidente di mineralità – ci insegna Salvo Foti – cioè una sensazione netta di sapidità accompagnata sempre da una piacevolissima e persistente acidità.
A volte sembra di mangiare una sottile fetta di limone verde con sopra del sale. Caratteristiche che, anche in presenza di gradazioni alcoliche elevate, rendono questi vini leggeri, eleganti e persistenti al gusto. Coltivare uve su terreni vulcanici significa essere custodi di conoscenze ancestrali e possedere una fisicità dinamica, necessaria a sopportare il duro lavoro. Queste uve sono figlie di viti determinate ad assorbire umori affondando le loro caparbie radici nelle profondità più oscure di suoli vergini, primordiali, ricchi di minerali, complessi.”
“Ma tutto questo – conclude Salvo Foti – non sarebbe insufficiente senza un’etica produttiva che richiami all’equità in cui è l’uomo il soggetto che con la sua fatica e determinazione, giustamente remunerata, è al centro del ciclo produttivo, nel rispetto delle stagioni e della natura.”

Da sx Salvo Fori, Edoardo Ventimiglia

Madama Bianca e Nera, Minnella Bianca e Nera, Tribboti, Terribile, Barbarossa Etna, Moscatella nera, Zzinneuro, Virdisi e Vispara sono alcuni dei vitigni a rischio estinzione dell’Etna un patrimonio di Biodiversità viticola poco conosciuto ma di grande suggestione, come il fascino indiscusso dell’Etna stesso, la “Montagna” per antonomasia che ha sempre impressionato e colpito con la sua maestosità schiere di viaggiatori ed estimatori.
Un fascino che ha inesorabilmente attratto anche Edoardo Ventimiglia di Sassotondo. Proprio a Milo in sintonia con Luca Patanè, della cantinaEredi di Maio, ha voluto creare un progetto tutto nuovo teso alla salvaguardia dei vitigni storici dell’Etna.
Il progetto si chiama Ritorno, non solo per le storiche radici famigliari di Ventimiglia con Catania ma per un forte legame vulcanico con il paese di Milo, dove sono il tradizionale alberello con il palo di castagno, le piccole terrazze, gli interminabili muretti a secco di pietra lavica, gli antichi palmenti a definirne non solo l’identità paesaggistica ma l’anima stessa della gente di questo posto.
Se qui il vitigno più coltivato è il Carricante nei vigneti più vecchi troviamo ancora antiche varietà che raccontano una straordinaria storia di biodiversità viticola che va assolutamente preservata e Milo rappresenta il sito ideale per valorizzare una ricerca sulla viticoltura storica dell’Etna e sui suoi vitigni nascosti. Un progetto pluriennale per la preservazione e la salvaguardia dei vitigni perduti dell’Etna in sintonia con Elisabetta Nicolosi dell’Università di Catania, di G.R.A.S.P.O., di Proposta Vini e del Comune di Milo.
Ritorno vuole essere quindi un contributo, piccolo per impegno di risorse materiali ma grande per l’impegno di risorse umane e intellettuali, per la ricerca delle radici viticole del territorio Etneo. Una ricerca sul passato per costruire le basi di nuove esperienze future.

Federico Curtaz

Federico Curtaz, enologo, consulente e produttore, ha sottolineato le caratteristiche agronomiche ed enologiche del Carricante, vitigno che sa resistere bene in vigna anche in condizioni estreme dimostrando resilienza e sostanza.
Si tratta di una varietà con buccia resistente e vegetazione assurgente con tralci che salgono verticalmente quasi attratti misteriosamente dalla cima del Vulcano.
Una varietà che si dimostra resiliente alle tradizionali piogge che, tranne questi ultimi anni, arrivano puntuali al tempo della raccolta.
“Poi, per fortuna, – ci racconta Federico Curtaz – Milo gode sempre di una buona ventilazione che ci fa dire che qui il Carricante è sostanzialmente una scelta obbligata, non ha certo più zuccheri o più potenza aromatica ma solo qui raggiunge il massimo dell’eleganza, della finezza e della complessità.
Il Carricante non dà origine a vini immediati ma a vini che hanno bisogno del giusto tempo di evoluzione – conclude Federico Curtaz – caratteristiche che oggi il mercato sta riconoscendo finalmente anche nel prezzo delle bottiglie.”

Maria Grazia Barbagallo, vicepresidentessa AIS Sicilia, Orazio Di Maria referente guida Vitae Sicilia, Ugo Nicosia direttore marketing Cantina Iuppa e la sindaca di Milo, Maria Aurora Catalano nel fare sintesi del confronto hanno puntato su tre concetti fondamentali che stanno accompagnando l’affermazione di Milo e del suo vitigno identitario.
I valori ancora inespressi, ma pronti ad esplodere delle sue otto contrade che da 700 metri arrivano quasi ai 900 slm, il ruolo sempre più strategico degli investimenti che Milo sta attirando anche sul fronte dell’ospitalità di alto o altissimo target e la versatilità del Carricante che in pochi anni si sta affermando come un vino eclettico raccogliendo nelle sue diverse interpretazioni territoriali tutte le sfide lanciate da un consumatore sempre più curioso e pronto a sperimentare.

Angelo Iuppa

Emozionante e coinvolgente quindi il confronto diretto tra l’esperienza di G.R.A.S.P.O. testimoniata proprio sull’ultimo libro che racconta i legami genetici tra i tantissimi vitigni italici oggi sconosciuti rivelando relazioni e parentele fino a pochi anni fa sconosciute o impensabili e l’incredibile storia di Angelo Iuppa, fondatore dell’azienda che ci ospita e che guida insieme alla moglie Adriana ed ai tre figli Marco, Claudia e Nicolò.
Una storia che racconta della sua inesauribile energica curiosità per scoprire le origini della sua famiglia.
Un percorso determinato, quasi ostinato, mirabilmente raccontato nell’autobiografico libro LAVI, Figlio di nessuno.
Una storia vera, un viaggio emozionale ed emozionante che comincia proprio con un test del DNA, fatto quasi per gioco, che cambia per sempre la sua vita scoprendo di avere un altro fratello nato negli anni Cinquanta, cresciuto in orfanotrofio a poi emigrato negli Stati Uniti, tra verità rimaste nascoste per tanto tempo tra memoria e destino.
Una ricerca sul passato che può cambiarti il futuro.

Il viaggio continua…
Foto di Susanna Cenzon
graspo@carlozucchetti.it
 

Photo credits copertina: Barone di Villagrande

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