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Abbuoto Monti Cecubi, una verticale a spasso nella storia

by • 21 febbraio 2020 • BereComments (0)

Una verticale “storica” di un vitigno che è la storia. Un’uva bimillenaria che è giunta fino a noi quasi in silenzio.
Monti Cecubi è l’azienda che nelle mani di Chiara Fabietti, giovane enologa e anima pulsante di questa splendida realtà, ha deciso di ripercorrere questa meravigliosa storia che vede il Vino Caecubo come protagonista.
IMG_20200217_180404_resized_20200221_110549941Eh sì, perchè si tratta di una storia lunga oltre 2000 anni. Questo vitigno, l’Abbuoto, era già noto ai tempi dei romani ed era alla base del loro vino Caecubo (ossia della zona Cecuba), anzi, Caecubus Ager per la precisione, un vino che veniva prodotto nei dintorni dell’attuale Fondi. Possiamo trovare testimonianze di questo vino in molti testi e addirittura all’interno dei Mercati di Traiano, dove nella sala dedicata alle otri e alle anfore è citato proprio il Caecubus ager.

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Museo dei Mercati di Traiano, Roma

Toniamo a oggi, anzi, a qualche anno fa, quando, nel 1990 la Famiglia Schettino acquisisce l’azienda agricola Monti Cecubi, che vanta oggi circa 150 ettari tra Itri, Fondi e Sperlonga, e che tra i suoi possedimenti vede circa 2 ettari di vitigno Abbuoto. Vitigno che nei secoli si era un po’ perso, ma che con alcune ricerca di inizio secolo aveva ripreso ad esser citato e che fortunatamente, negli ultimi decenni, ha visto MIPAAF, CRA – Vit di Conegliano e ARSIAL in accordo sulla volontà di valutarlo come varietà da riconoscere e tutelare. Ad oggi l’Azienda Monti Cecubi è l’unica che ne prevede la vinificazione, e con le sue 6000 bottiglie l’anno è arrivata alla quinta annata, l’ultima delle quali, la 2019, uscirà con la certificazione Biologica.
Per questo Abbuoto, che nasce su fondo sabbioso in località San Raffaele, vicino Fondi, la vendemmia ricade nella prima decade di Ottobre, si svolge una premacerazione a freddo, una fermentazione in acciaio, a carico di lieviti esclusivamente indigeni, quindi, un affinamento di 6 mesi in legno grande. Ci sono studi del 1934 che riportano della problematica relativa al colore del vino da Abbuoto, la premacerazione a freddo, viene scelta proprio per evitare quello che i contadini definivano come “scamiciamento”, ossia la perdita di colore che nel tempo avveniva col deposito sulla superficie delle bottiglie.

IMG_20200217_190931_resized_20200221_110551588Ma veniamo ora alla degustazione; lunedì 17 Febbraio, presso il Park Hotel di Latina, si è svolta, a cura dell‘Ais Latina, nella persona di Annamaria Iaccarino, la prima verticale di Abbuoto. Quattro annate alla scoperta di questo vino, partendo dalla 2018, attualmente l’ultimo già commercializzato, fino all’annata 2015.
2018: annata piovosa, una vendemmia critica con conseguenti lunghe macerazioni, circa un mese sulle bucce, che si ritrovano in maniera molto evidente nel bicchiere. Inchiostro puro all’occhio, frutta fresca al naso e una presenza del legno ancora un po’ spigolosa. Una lieve nota balsamica che si lascia scoprire solo nel finale. Complessivamente un vino assai giovane che si svelerà col tempo, che merita di esser messo da parte per tempi “più maturi”.
2017: annata solo in parte, a differenza di altre zone, vittima della ormai fantomatica “gelata di aprile” (per la precisione il 4 aprile), che ha mietuto vitte soprattutto gemme, in tuta Italia. Essendo l’abbuoto leggermente tardivo non ha risentito troppo di questa calamità. Un’annata nel complesso calda, che ha portato ad avere un vino più scarico del 2018, ma con le parti dure che sono decisamente più preponderanti. Bellissime spezie, tannino fine e ottima acidità rendono questo vino pronto di gran classe, ma sicuramente con un ottimo potenziale di invecchiamento che me lo rende sicuramente il più interessante della degustazione.
2016: un’annata media, sia per temperature che per le quantità pluviometriche. La pioggia arrivata copiosIMG_20200217_172729_resized_20200221_110550259a nel periodo di metà settembre ha fatto della vendemmia ritardata una scelta azzardata, che però, ha pagato. Un vino più equilibrato del 2017, con acidità presenti ma sicuramente in modo minore rispetto alle successive annate. Molto più evidente invece la parte sapida che qui compare in maniera netta per la prima volta in questa verticale. La frutta diventa sotto spirito ed il tannino comincia a calare. Un’evoluzione quasi completa che forse trova il suo apice in questo momento.
2015: prima delle annate, dal punto di vista cronologico, in degustazione. Annata asciutta, con una fioritura anticipata ed un’estate molto calda. Un vino di grande equilibrio con tannino ed acidità ancora vivi e molto persistenti, un naso logicamente molto evoluto che con le sue note appassite ci fanno vedere da vicino la completa evoluzione di questo meraviglioso vino figlio di una storia lunga “appena” due millenni…
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About Riccardo Roselli

Classe 1984, romano e Romanista. Dopo la formazione universitaria si dedica al cibo e l’enogastronomia in generale. Ottenuta la qualifica professionale di Sommelier, un diploma di primo livello Onaf e un attestato professionale in una scuola di cucina, collabora con la Fisar in servizi, degustazioni ed eventi. Consulente in enoteche per carte dei vini e organizzazioni del food e beverage con ristoranti e catering, si diletta scrivendo articoli enogastronomici e organizzando eventi e piccole manifestazioni.

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