Del Cenerente, Zenerente, Farinente, Gambujana

Studi, suggestioni, connessioni e curiosità prima di andar a trovare Eleonora Girardi a Sossano
Copertina articolo cenerente

 

Spulciando tra le varie pubblicazioni, anche recenti di G.R.A.S.P.O. ritroviamo spesso citato questo antico e raro vitigno veneto.

Eleonora Giraldi e la pianta centenaria di Cenerente

Tutte informazioni e testimonianze che arrivano dai rilievi effettuati nei vari campi storici di conservazione, dalle ripetute microvinificazioni e dalle testimonianze bibliografiche. Sappiamo così che la Cenerente è un vitigno coltivato da tempi remoti a Verona ma anche a Vicenza e Treviso.
Numerose testimonianze certificano la sua presenza a Soave dove viene anche chiamata Molinara Farinente e a Roncà con il nome di Farinente o Zenerente.

Nella valle dell’Alpone, secondo alcuni autori, essa corrisponderebbe alla Negrara, lo riporta il Cav. Clementi nel 1868, “la Cenerente del monte e del piano dei distretti di Lonigo e Barbarano” corrisponde alla “Negrara del Pedemonte”.
Nella zona pianeggiante di Soave e Montebello veniva anche chiamata Gambugliana o Gambugiana (Dalmasso et. al. 1939).
Secondo questi autori sia il nome Cenerente che i sinonimi Farinente e Molinara Farinente sono probabilmente dovuti alla caratteristica degli acini di questa varietà che sono intensamente coperti di pruina, tanto da sembrare coperti di cenere o di farina.
La ricostruzione del suo percorso itinerante, confuso e tortuoso lo troviamo anche nel testo ”I vitigni dei Berici” di Severina Cancellier ed Angelo Costacurta.
Nel 1883 il Bertani descrive una Negretta coltivata nella zona di Minerbe (VR), che dice conosciuta anche con il nome di Cenerente nel basso vicentino, di Farinella nell’alto vicentino, di Farinente di San Giovanni Ilarione e di Gambugiana a San Bonifacio. 
La probabile sinonimia tra Cenerente, Gambujana, Farinente, e Negretta è ricordata anche nella monografia del Sormani Moretti (1904).
Il Molon (1906) riporta invece la Cenerente abbinata al sinonimo Frankental.
Lo Zava (1901) ci ha lasciato una descrizione ampelografica della Cenerente indicata tra i vitigni coltivati in provincia di Treviso. Non ne dà comunque un giudizio lusinghiero riportando che “…il vino inferiore che produce è assai colorito, si vende ad infimo prezzo e malgrado la quantità, non sopperisce certamente alla utilità impostata dalla coltivazione di migliori vitigni.” 
Il Marzotto (1925), cita la Negrara Cenerente o Farinente detta Gambujana e ricorda che la Cenerente è una varietà molto sensibile alla peronospora, per cui va via via scomparendo soprattutto in pianura. Una descrizione ampelografica completa, corredata anche da una documentazione fotografica è riportata da Dalmasso ed altri.  Questi autori ricordano che “la Cenerente produce in abbondanza e costantemente; è dotata di buona resistenza alle crittogame, appena discreta al marciume…”.
Nel 1950 Montanari e Ceccarelli riferiscono che la Cenerente è coltivata, sia pure limitatamente, a Verona nella zona di Roncà e Monteforte e nella pianura a sud della provincia di Vicenza. 
Recenti indagini molecolari hanno dimostrato che la Cenerente ha una propria unicità genetica ed è legata parentalmente all’Uva Gatta della quale è figlia ed alla Gambugliana della quale è madre.
La Cenerente non è ancora iscritta al Registro delle Varietà di uva da Vino del Ministero dell’Agricoltura dove però la troviamo citata invece come sinonimo errato nella scheda ampelografica della Schiava Grossa, errore in cui era caduto Goethe nel 1876. 
Dal 2005 questa varietà è comunque iscritta nella banca dati del progetto Biodiversità della Regione Veneto
La vera sorpresa, che complica ulteriormente la sua storia, è ritrovarla come sinonimo corretto di una varietà probabilmente proveniente dall’Emilia-Romagna denominata Balzamino e iscritta ufficialmente nel catalogo europeo dove figurano anche tre sinonimi Balzameno, Balzemino e appunto Cenerente. 

 

Foto: Gianmarco Guarise

Il viaggio continua…
graspo@carlozucchetti.it
 

 

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