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I Biscotti all’Uva Roscetto di Malinda

by • 15 settembre 2017 • Le ricette con la toqueComments (0)

21585993_10209880672882557_1348632250_nPassata la maestosa calura estiva, alla piccola Malinda era bastata una sola giornata di pioggia per ritrovare la voglia di proseguire il lavoro a maglia iniziato in inverno e dimenticato in primavera. La mamma le aveva insegnato a sferruzzare. Malinda, in generale, amava creare piccole forme che poi potessero essere unite in molteplici combinazioni, per dare vita a serie sempre nuove di oggetti. Il padre aveva intuito questa sua caratteristica vedendola giocare con le costruzioni. Mai che seguisse le istruzioni per montare l’oggetto indicato sulla scatola. Aveva una sua idea della combinazione dei mattoncini e dei colori, spesso stupiva tutti per la sua inesauribile fantasia e creatività. Quella mattina l’aveva svegliata un tuono fortissimo. Il tintinnio della pioggia abbondante che batteva sulla finestra strideva con l’immagine della borsa pronta per il lago, ai piedi del letto. Il silenzio proveniente dalle altre stanze indicava che il resto della famiglia era ancora addormentata. Le sue manine operose lavoravano fili di maglia in quadrati marroni, verdi e blu. Un lampo, poi un tuono, poi un borbottio. 21584889_10209880674882607_1693529584_n
I primi due dal cielo e l’ultimo dalla pancia, segno che era arrivata l’ora della colazione. Malinda, sola in cucina, aveva trovato dei biscotti secchi, pesche gialle e un grappolo d’uva Roscetto. Il papà insieme al nonno avevano cominciato la vendemmia molto prima che iniziasse settembre, quello era un grappolo che avevano portato dalla vigna la sera prima. A cena lo avevano messo in tavola e lo assaggiavano un acino alla volta. Lo esaminavano controluce e lo mordevano prima “coi denti davanti”, lo succhiavano un po’ e ne chiacchieravano assai. Mali li imitava. Com’erano piccoli e tondi perfetti quegli acini! Alla luce da verdolini, diventavano giallini e lucidandoli tra le mani ancor più giallo caldo, e poi sembrava che avessero le efelidi. Una specie di puntini, una semoletta, proprio come quelle che le venivano sul naso appena preso il primo sole! La buccia soda le restava tra i denti e una sensazione più amarognola le prudeva la lingua. Chissà perché il papà e il nonno stavano facendo quel gioco? Loro col Roscetto ci facevano un vino,anzi due: uno lo chiamavano 21586169_10209880672842556_2079337278_nEst!Est!!Est!!! di Montefiascone D.O.C. (Trebbiano Malvasia e Roscetto), l’altro era il Roscetto in purezza che tanto piaceva alla sua mamma. Qualche volta, a tavola glielo facevano pure assaggiare. La mamma ne prendeva a bicchieri grossi e poi rideva e dopo diceva: “ora mi ci vuole un riposino, sto vino va giù ch’é ‘na bellezza!” Malinda sentiva dei passi avvicinarsi “Mammi’ ti stavo pensando!  Ti avrò svegliato con la forza della mia mente?”. Poco dopo insieme all’odore del caffè, la stanza si riempiva di un timido tepore che proveniva dal forno impostato alla temperatura di 180°. Quella domenica mattina, piovosa e fresca, mamma e figlia avrebbero preparato i biscotti della vendemmia all’uva fresca di Roscetto.

 

Il lavoro a maglia si confondeva tra gli ingredienti: 250g. di farina di grano tenero 00; 100g. di burro; 175g. di zucchero; 1 uovo;1/2 bustina di lievito e un bel po’ di chicchi d’uva che ormai non sarebbero diventati di sicuro vino!

Era arrivato il momento di lavare tutti i chicchi ed asciugarli. La mamma tagliava a metà gli acini e Melinda aveva il compito di eliminare tutti i semi. Usava una bacinella per non perdere nemmeno una goccia di succo. Che fatica! Gli acini erano piccolissimi e alcuni contenevano un seme solo, per fortuna! Altri però addirittura tre!

Setacciata la farina e il lievito in un’altra ciotola, si proseguiva unendo lo zucchero e via a mescolare velocemente. La piccola alle prese ancora con i semi, invidiava la mamma che affondava le mani tra le polveri bianche con al centro il burro ammorbidito a temperatura ambiente e l’uovo. Impastava veloce con le mani svelte. Melinda aveva il compito di aggiungere all’impasto il succo dell’uva schiacciando leggermente i chicchi, ormai tutti privi di semi, ed immediatamente dopo i chicchi stessi.

L’impasto era morbido ed omogeneo. Pronto per essere modellato in panetti, poi tagliato i quadratini. Ecco che i biscotti prendevano forma. Con le manine, schiacciava leggermente in superficie quelle piccole forme “morbidose” e le adagiava nella teglia ricoperta di carta da forno. 21585994_10209880677282667_1954921101_n21641281_10209880676722653_1575406478_nEra giunto il momento di cuocere. La mamma le faceva segno di allontanarsi per proteggerla dalla vampa di calore potente che usciva dal mostroforno, pronto già a 180° ad abbracciare i biscotti all’uva. “Mamma! Per quanto tempo dovranno cuocere?” Malinda non voleva aspettare troppo e per far trascorrere più in fretta quei 20/25 minuti, si era messa a cercare una vecchia scatoletta di latta che, secondo lei, sarebbe stata perfetta per contenere i biscotti fatti in casa. A chi piacciono i biscotti che dopo un giorno si ammosciano? La mamma dal vetro controllava l’abbronzatura dei quadrotti “Corri Malinda, si sforna! Resta lontana, non ti scottare, senti che profumo?” L’odore caldo-verde-burroso faceva fare le capriole alla pancia della piccolina che in punta di piedi e con in mano la scatola di latta, già disegnava nella sua mente casette di mattoncini di biscotti. La favola di Hansel e Gretel non la conosceva, c’entravano poco anche le streghe cattive e il marzapane, ma sicuramente la casetta che avrebbe costruito sarebbe stata mangiata pezzetto per pezzetto proprio come quella della famosissima storia.21586354_10209880882687802_1412935045_n

Un ringraziamento particolare alla Giornalista Malinda Sassu che nel divertente week end trascorso insieme mi ha ispirato la storia che fa da corredo alla ricetta e al nuovo produttore di Est!Est!!Est!!! di Montefiascone D.O.C. Felice, Paolo Porroni, dell’Azienda Valle Perlata di Montefiascone, che si è privato di un grappolo del suo Roscetto per permettermi di realizzare i biscotti.

About Alessandra Di Tommaso

Se fosse un vino sarebbe un bianco vecchio ambrato, nel cibo un piatto di spaghetti con un filo di extravergine a crudo, nella vita un lago di interessi e un’infinita curiosità.

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