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Gini: la complessa semplicità dell’eleganza

by • 6 novembre 2014 • Sapesse ContessaComments (0)

I rami dei pioppi frangivento sembrano formare una delicata ragnatela da cui filtra la luce e interrompono la monotonia orizzontale della pianura. I grandi cartelli azzurri, su cui campeggiano bianchi i nomi di paesi e località, sfuggono dalla visuale del parabrezza, mentre mastodontici tir incolonnati lasciano intravedere a tratti i grandi fabbricati industriali costruiti in prossimità dell’autostrada. In questo momento è difficile pensare che poco lontano da questa scia asfaltata di velocità ed efficienza ci siano piccoli borghi medievali, silenziosi e acquattati tra i vigneti, segnalati da campanili che si alzano sulla linea d’orizzonte. L’uscita dall’A4 Soave è una porta per un mondo parallelo, un passaggio in una dimensione dove il tempo è percepito in modo diverso. La strada si riduce, sale tra i campi, raggiunge finalmente Monteforte d’Alpone.

IMG_3039Arriviamo sul piazzale della cantina Gini. Qualcuno, in un annesso poco distante sta accatastando la legna per l’inverno. Il rumore sordo dei ciocchi che scivolano dal rimorchio riempie l’aria ancora calda, nonostante sia fine ottobre. Da lontano riconosciamo la sagoma alta e longilinea di Claudio Gini mentre ci raggiunge. Oggi lui, come agronomo, il fratello Sandro, enologo, e la sorella Marta, commerciale, conducono l’azienda, mentre avanza la nuova generazione che vede già Matteo (figlio di Sandro) in cantina . La viticoltura per loro è qualcosa di innato se si pensa che la famiglia Gini alleva viti nel territorio del Soave classico fin dal 1600. “Mio nonno Giuseppe in zona era considerato un maestro vignaiolo a cui chiedere consigli. All’epoca il vino si faceva per la maggior parte per il consumo familiare e in molti si rivolgevano a lui riconoscendogli una particolare capacità nell’allevamento delle viti. Con il suo carretto portava il vino sfuso alle osterie e faceva consulenza. È stato poi mio padre, Olinto, a iniziare a imbottigliare. Per noi è stato un passaggio naturale: nostro padre ci ha trasferito conoscenze e gesti e ci ha messo a disposizione vecchie vigne nei migliori cru del Soave, un patrimonio viticolo che non potevamo disperdere”. Il passaggio alla bottiglia è avvenuto negli anni ’70, ma l’etichetta Gini è apparsa dieci anni più tardi legando il proprio nome al Soave e alla sua riscoperta. Un’etichetta che ha presto conquistato un posto di riguardo sul mercato italiano che assorbe il 70% circa della produzione, il resto viene esportato in Nord Europa, USA e in Giappone.

claudio gini e carlo

Carlo Zucchetti e Claudio Gini

Claudio ci porta in un punto panoramico da cui abbiamo la visuale di una buona parte dei vigneti. Ce li presenta come fossero vecchi amici con cui si è cresciuti imparando ad amarne la storia, i pregi e i difetti. Seguendo il suo indice ci impossessiamo del territorio attraverso nomi che si riempiono immediatamente di immagini e significati. “Lì dietro siamo già a Trento, in fondo si vedono i Lessini, e dietro quella collina c’è la Valpolicella dove abbiamo 20 ettari di vigneto. Quella che vedete i primo piano è la zona del Soave classico, qui abbiamo gli altri 35 ettari vitati. Davanti La Froscà e la collina Foscarin. Più a valle c’è la contrada Salvarenza dove un terzo dei nostri vigneti è a “piede franco”, non innestato poiché sopravvissuto alla fillossera che distrusse gran parte del vigneto europeo tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Qui, contrariamente a La Froscà dove è presente tufo vulcanico, il terreno è calacareo, le temperature sono più fresche e garantiscono il mantenimento degli aromi”. 

Poche case rurali e il segno più chiaro delle strade interrompono il verde continuo delle viti che ricoprono le colline “Come mai l’allevamento a pergola veronese?” chiede Carlo avvicinandosi all’impianto per misurarne l’altezza che in questo tipo di allevamento si sviluppa a circa 2 mt dal suolo.  

salvarenza

carlo e la pergola

Carlo Zucchetti misura la pergola veronese

“La Garganega è una grande uva, molto resistente, ma predilige la potatura lunga per la scarsa fertilità basale e mal sopporta i tagli, per questo il guyot non è adatto. L’unico svantaggio è l’impossibilità di una meccanizzazione integrale, per cui le lavorazioni sono fatte perlopiù a mano. Soprattutto nelle annate calde, la pergola è fondamentale. Per quel che concerne la produzione , trattandosi di vigneti vecchi che arrivano quasi ai cento anni, va dai 70 qli a ha fino ai 30/40. Tutta la nostra Garganega proviene da vecchi cloni, abbiamo sempre reimpiantato utilizzando materiale nostro, non abbiamo mai estirpato”.

“Parliamo di terreni. In buona parte sono vulcanici, tanto che è stato proprio il Consorzio di tutela del Soave 5 anni fa a elaborare il progetto Volcanic Wines per la promozione di vini da suolo vulcanico che ha coinvolto l’Italia magmatica”.

Carlo Zucchetti, Claudio Gini, Aldo Lorenzoni (direttore del Consorzio Tutela Vini del Soave)

Carlo Zucchetti, Claudio Gini, Aldo Lorenzoni (direttore del Consorzio Tutela Vini del Soave)

“I terreni, all’interno del Soave variano da zona a zona, come ti dicevo, anche qui sullo stesso versante si passa dal tufo vulcanico, che comunque costituisce il 70% dei terreni del Soave classico, a suoli calcarei, in alcuni casi su strato vulcanico sciolto ”.

Guardare questo territorio attraverso gli occhi di Claudio è un vero privilegio. Non solo per la conoscenza di ogni angolo, ma per il rapporto profondo che lo lega a queste zone. Il suo obiettivo non è solo farci vedere i vigneti aziendali, ma farci amare l’intero complesso di valli, colline e vigneti che è il Soave. Qualche anno fa in collaborazione con il Consorzio tutela vini del Soave è riuscito a portare i produttori di 80 ettari della zona verso il biologico. Con la stessa semplicità con cui neanche menziona il fatto che l’azienda Gini è stata tra le prime a non usare solforosa. Non per snobismo, ma per adesione a un concetto, quello che porta avanti la naturalezza e la qualità, il credere fortemente nel Soave come zona di produzione e come vino. “Il rapporto con il territorio è ottimo, c’è molta collaborazione. È molto importante anche la presenza del Consorzio Tutela Vini del Soave, luogo dove si sviluppa un continuo ed efficace confronto fra realtà diverse: cantine, cooperative, imbottigliatori, dove si cresce e si fa crescere l’intera zona, in termini di qualità prima di tutto e poi di visibilità”. Calmo e limpido come il paesaggio che abbiamo davanti , Claudio veicola concetti fondamentali: l’esigenza di camminare insieme verso uno stesso obiettivo, la necessità di portare avanti il territorio nella sua totalità.

cantina tufo

Rientriamo in cantina. La parte sotterranea è scavata nel tufo vulcanico: la roccia scura è visibile in più punti. Temperatura ottimale e umidità sono garantiti in modo naturale dal sottosuolo. Qui il vino riposa nelle barrique.

“Qual è il vostro pensiero sull’uso del legno? Negli anni 90 se non si usava il legno non si poteva fare il vino, adesso qualcuno addirittura ne penalizza a priori l’uso. La cantina Gini come si comporta in questo senso?” chiede Carlo.

“Per ogni vino devi fare la tua esperienza. Il Soave è un vino delicato e necessita di un uso sapiente del legno per citare Veronelli. Il legno deve essere di qualità, ben stagionato e in ogni caso se ne deve fare un uso dosato. Noi mescoliamo vari legni e varie tonnellerie. Ho imparato a mie spese questa lezione fondamentale. Ero giovane e da qualche anno usavamo la barrique, era nell’89 la prima annata di Salvarenza, provammo a passarlo in legno a fine fermentazione. Ma la tostatura troppo forte ha compromesso il vino. Anche dopo 3 anni prevaleva quel sentore e il vino non è mai arrivato alla bottiglia. gini cantinaNel 90 con Sandro siamo andati in Borgogna per capire meglio, per imparare e cercare i legni più adatti. Siamo tornati ripetutamente in Borgogna, ogni volta abbiamo portato via un concentrato di esperienze. È molto importante guardare ad altre realtà e confrontarsi con altre zone”.

Saliamo fino al piano più alto, il fruttaio dedicato all’appassimento, dove l’uva posta in cassette di legno rimane ad asciugare fino alla fine dell’inverno.

 

Mamma Gini, Carlo Zucchetti e Alessandra Di Tommaso

Mamma Gini, Carlo Zucchetti e Alessandra Di Tommaso

“Secondo una tradizione della zona, per la Prima Comunione si usava concedere un sorso di Recioto ai ragazzi. Era l’unico vino che si invecchiava. Si trova ancora qualche bottiglia di 30 anni, quelle che i nonni mettevano da parte conservandole per occasioni speciali. Quando è nato mio padre, nel ’29, mio nonno riservò all’invecchiamento 50-60 bottiglie, ma nel ’57 per l’addio al celibato, mio padre e i suoi amici ne risparmiarono solo 5 che furono aperte per il battesimo dei figli”. Nel frattempo siamo arrivati al momento della degustazione. La mamma di Claudio ci accoglie con quella delicata gentilezza che mette chiunque a proprio agio. Nei suoi gesti si riconosce agevolmente la discrezione garbata, ma ospitale dei figli. Si intuisce la forza di un legame familiare che non diventa vincolo, ma condivisione di ricordi, trasferimento di conoscenze, obiettivi comuni nel rispetto delle singole individualità.

gini vini deguClaudio stappa il Soave base 2013, poi sul tavolo ben allineati dispone il 2011, 2007, 2002, 1996 che dimostrano la grande longevità di questo vino frutto delle uve di 6 cru vendemmiate separatamente e poi assemblate. Carlo porta il calice al naso e poi in bocca, degusta con lentezza, assapora: “La semplicità di questo vino è la sua grandezza. Raggiungere questi risultati è tutt’altro che facile. Troppo spesso la ridondanza nel vino diventa barocchismo, riempimento di un vuoto. Il tuo Soave invece arriva diretto, non si nasconde, è un vino franco che parla con chiarezza. Il 2002, in particolare, dimostra ancora una volta quanto riesca a dare il Soave nelle annate difficili, come tutti i grandi vini bianchi longevi. Ti trovi come di fronte a una giocata di Totti, sembra un gesto naturale, quasi spontaneo, ma in realtà è la sintesi riuscita di capacità, allenamento, forza, intelligenza”.  

imgres

Azienda agricola Gini Sandro e Claudio

Via Matteotti, 42 – 37032 Monteforte Verona (Italy)

Tel. +39 045 7611908 Fax +39 045 6101610

info@ginivini.com

www.ginivini.com

 

La nostra cantina di Monteforte d’Alpone è aperta alle visite di singoli privati e piccoli gruppi.

Inoltre è possibile l’acquisto diretto dei nostri prodotti anche con eleganti confezioni regalo.

La prenotazione è gradita.

 

Orari

Dal lunedì al venerdì 9.00 – 12.00 / 15.00 – 18.00

Il sabato 9.00 – 12.00

 

I Vini

Soave Classico D.O.C.

Soave Classico D.O.C. La Froscà

Soave Classico D.O.C. Contrada Salvarenza “Vecchie Vigne”

Recioto di Soave Classico D.O.C.G. Col Foscarin

Recioto di Soave Classico D.O.C.G. Renobilis

Monti Lessini D.O.C. bianco Sorai

Sauvignon Veneto I.G.T. Maciete Fumé

Pinot Nero Veneto I.G.T. Campo alle More Gran Cuvée

Spumante Metodo Classico Brut millesimato 

About Francesca Mordacchini Alfani

Amante di tutto ciò che fa perdere tempo e contribuisce a trascurare la concretezza, aiutata in questo da astratti studi umanistici, ha la passione tra l’altro per fumetti, serie tv, lettura e scrittura. Proviene dal mondo editoriale, si è occupata di guide di cucina, ama la grafica e l’impaginazione e per motivi familiari ha da sempre un profondo legame con il mondo agricolo.

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